Vigneto senza trattamenti

Gestione dell'oliveto e del vigneto, e lavorazione dei loro prodotti.
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OrtoNaturale
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Vigneto senza trattamenti

Messaggio da OrtoNaturale » giovedì 28 dicembre 2017, 11:41

Salve a tutti,
Come molti altri sto cercando una soluzione per impiantare un vigneto zero trattamenti. Premetto che sarà per uso personale.
In sostanza vorrei evitare anche i trattamenti ammessi nel biologico amministrativo (rame e zolfo), per evitare di inquinare il terreno.

Premetto che ho a disposizione circa 1500 metri di terreno in piano in una radura in mezzo ai boschi a 530 mt di altitudine.

Ecco alcune piste che ho trovato:

SCELTA DI VITIGNI RESISTENTI
Ho già ordinato un centinaio di barbatelle Cabernet Cortis e Solaris. Queste varietà sono frutto di incroci e selezioni trentennali. Sembra che i risultati siano molto validi (almeno nella mia zona).
L'inconveniente di questi vitigni è l'incognita sulla qualità finale del vino. In ogni caso vorrei provare altre varietà non resistenti come per esempio il Pinot nero, Traminer, un'incrocio Manzoni...

GESTIONE DEL TERRENO E ASSOCIAZIONI
Suolo inerbito con piante che permettano il miglior equilibrio possibile per le esigienze della vite stessa (esempio: apporto o consumo di azoto ...) e con colture (cereali, verdure, frutti di bosco...) tra i filari. Stimolazione delle micorrize già presenti in loco. Inserimento di alberi in testa dei filari (salici, gelsi, frassini, aceri...) per promuovere le micorrize simbiotiche anche della vite o comunque in competizione con la peronospora.

IMPIANTO DEL VIGNETO
Questo è secondo me il punto più critico. La forma d'allevamento della vite, credo che possa essere la causa delle sue principali avversità.
Innanzi tutto mi orienterei verso una forma "alta" a sviluppo orizzontale (pergola, bellussera, tendone). Questo permette di proteggere la pianta da gelate tardive, diminuisce gli effetti dell'umidità del suolo, permette una migliore esposizione della chioma fogliare e protegge i grappoli dai raggi diretti permettendone una maturazione più omogenea.
Un secondo punto è legato alla potatura. In permacultura, si propone di ridurre al massimo la potatura e la densità di impianato. Questo link in francese è interessante: Per vedere i link effettua il login! - Please Login to see links!. Sono stati condotti test in vigneti abbandonati, dove una pianta di vite produce dai 20 ai 40 mq di superficie fogliare, e sembrerebbe che la qualità del vino sia uguale se non migliore :shock: :wondering: .
A questo punto la vite non produce più legno ma solo piccole sezioni. Chiaramente la potatura è meno drastica e la pianta nettamente meno esposta agli attacchi patogeni. I grappoli sono meno compatti, più piccoli (anche se più numerosi) e questo li protegge dall'eccesso di umidità (in quanto i cicchi sono più ventilati).
La critica a questo sistema sarebbe legata alla qualità del vino prodotto. Questi studi comunque sembra che indichino un'approccio diverso:
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In sostanza la quantità di zucchero è legata al giusto rapporto tra kg di produzione e mq di superficie fogliare. Circa 1,2 mq/kg.

Questo è un produttore che produce vino da viti non potate: Per vedere i link effettua il login! - Please Login to see links!
Sembra che la qualità sia buona.

In conclusione, mi piacerebbe avere la vostra opinione sull'argomento. Non mi interessa un vigneto estensivo e meccanizzabile. Vorrei parlare di un vigneto interamente naturale. Per intenderci, io ci terrò le api tra le viti e raccolgo funghi a pochi metri dal terreno. Quindi tolleranza alla chimica: zero ;) .
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Enzo
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Re: Vigneto senza trattamenti

Messaggio da Enzo » venerdì 29 dicembre 2017, 4:44

Complimenti per I'll tuo futuro progetta. Ma non fa troppo freddo e Poco sole per maturarsi a 1500 metri ?
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Pancrazio
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Re: Vigneto senza trattamenti

Messaggio da Pancrazio » venerdì 29 dicembre 2017, 15:03

Ciao,
la coltivazione della vite è un tema così complicato (beh, come tutto, guardando in dettaglio...) che diventa molto difficile dare suggerimenti se non si è enologi, e poi ovviamente (ma questo è vero in generale) bisognerebbe conoscere bene in dettaglio le condizioni del terreno, perché è difficile fare pareri a distanza. Ovviamente tutto questo comincia a cadere in una linea che demarca un po' il lato hobbistico da quello professionale. Comunque...
Tu parli di permacoltura, e quindi così, per il gusto di chiacchierare, ti dico una cosa; hai pensato (ma sicuramente ci avrai pensato) di maritare le viti?
Te lo dico perché ultimamente sto facendo delle ricerche per una cosa non correlata al discorso frutticoltura ed è venuto fuori (io non lo sapevo) che in epoca preromana c'erano due modi essenzialmente diversi di coltivare la vite; il primo era quello greco "a sostegno morto" che è quello che vediamo oggigiorno ovunque; all'epoca però si prestava solo per esposizioni secche e ventilate (sud italia) perché altrove non dava risultato soddisfacenti (l'uva si ammalava). Un secondo metodo era quello etrusco-gallico, a sostegno vivo; era diffuso in val padana e in tutta la toscana. Le piante utilizzate per il sostegno erano acero, pioppo, olmo. Questo allontanava molto i grappoli dal suolo e li esponeva favorevolmente al sole riducendo i problemi di marciumi (certamente etruschi e galli non davano zolfo e rame). Nello specifico i galli e gli etruschi non erano certo privi delle terre dove far pascolare le bestie, ma tu potresti anche usare le piante per fornire foraggio al bestiame (se non ricordo male avevi intenzione di allevare anche qualcosa). Un altro lato negativo è la raccolta dell'uva; già è un lavoro pesante quando è altezza della vita, mi posso immaginare cosa possa diventare se si devono utilizzare scale. Utilizzo peraltro che non so come sia gestito normativamente a livello attuale. Mi era arrivato all'orecchio che l'impiego di scale è vietato 8che si traduce con assicurazioni che non pagano se cadi e ti rompi una gamba).
Come dici giustamente tu, a prescindere dalle considerazioni colturali, il lato debole di questo approccio si ha sulla qualità del vino. Ci studiano molto sul vino e se esistesse un approccio migliore di quello che stanno usando adesso, lo avrebbero già trovato probabilmente. Comunque la produzione biologica di vino esiste e li qualche punto si può prendere. Inoltre suppongo che al momento in cui produci un vino accettabilmente buono, il vero valore aggiunto per te sia nella qualità biologica al 100% e nella metodologia di produzione "fossile".
Quello che non si condivide, si perde.
Enzo
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Re: Vigneto senza trattamenti

Messaggio da Enzo » sabato 30 dicembre 2017, 5:10

Enzo ha scritto:
venerdì 29 dicembre 2017, 4:44
Complimenti per I'll tuo futuro progetta. Ma non fa troppo freddo e Poco sole per maturarsi a 1500 metri ?
Scusa lho letto troppo in fretta. A 500 metri penso non ci Sara problemi
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Re: Vigneto senza trattamenti

Messaggio da OrtoNaturale » sabato 30 dicembre 2017, 9:31

Tu parli di permacoltura, e quindi così, per il gusto di chiacchierare, ti dico una cosa; hai pensato (ma sicuramente ci avrai pensato) di maritare le viti?
Si, in effetti sto esplorando questa possibilità. La sola cosa che per ora mi frena sono i limiti climatici. Qui in Alpago l'estate è relativamente corta e le temperature medie relativamente basse (anche se sono maturate le mie prime olive).
Penso che la vite maritata sarebbe in competizione per la luce con gli alberi. Per ora avrei pensato a maritare con gli alberi solo in testa dei filari. In questo modo potrei avere dei tutori viventi particolarmente resistenti.
Ma forse la vite maritata potrebbe avere altri vantaggi che riescano poi a compensare la ridotta esposizione alla luce. Peschi e aceri hanno chioma rada e potrebbero essere consigliati.
Curiosità: nel bosco che circonda il terreno ci sono delle viti che si sono inselvatichite (decenni fa erano coltivate) e si sono appunto maritate con quello che hanno trovato: noccioli, querce e addirittura faggi. Purtroppo non sono riuscito a giudicare la produzione perché sono andate oltre i 10 metri e si sono perse nella chioma degli alberi. Forse è proprio questo sistema che usano per trovare la luce... Ricordo solo che l'anno scorso avevo visto dei grappoli tra i noccioli a luglio ma l'uva non era ancora matura chiaramente. Certo che lassù la raccolta diventa veramente impegnativa :roll: :) .
Un altro lato negativo è la raccolta dell'uva; già è un lavoro pesante quando è altezza della vita, mi posso immaginare cosa possa diventare se si devono utilizzare scale. Utilizzo peraltro che non so come sia gestito normativamente a livello attuale. Mi era arrivato all'orecchio che l'impiego di scale è vietato 8che si traduce con assicurazioni che non pagano se cadi e ti rompi una gamba).
So che il vino Asprinio si coltiva ancora così, anche se si tratta di tutt'altro clima.
Immagine
Come dici giustamente tu, a prescindere dalle considerazioni colturali, il lato debole di questo approccio si ha sulla qualità del vino. Ci studiano molto sul vino e se esistesse un approccio migliore di quello che stanno usando adesso, lo avrebbero già trovato probabilmente.
Qui comunque sono più perplesso. Non credo che l'approccio usato a livello globale sia dettato da considerazioni esclusivamente qualitative. Certo che tutti vogliono anche la qualità. Però ci sono tanti altri fattori. La viticoltura è un business prima ancora della produzione del vino: meccanizzazione, trattamenti... Un approccio di vitigno naturale dove la meccanizzazione non è centrale, dove si escludono i trattamenti a priori, sicuramente può far storcere il naso a tanti attori del mondo vitivinicolo.
Detto ciò, esistono tantissimi modelli d'impianto diversi. In particolare in Italia si va dall'alberello fino ai tendoni e pergole passando dai più recenti filari. Ottimi vini italiani sono storicamente prodotti con impianti a bassissima densità (1000 piante/h), però la tendenza degli ultimi decenni (importata dalla Francia) è stata quella degli impianti ad alta/altissima densità (anche 8000 piante/h).
I vantaggi per la meccanizzazione e l'applicazione di trattamenti sono notevoli. La qualità di questi vini però è sempre più messa in discussione. Per non parlare dei disastri ecologici in diverse zone dove i trattamenti vengono addirittura effettuati tramite elicotteri.
Comunque la produzione biologica di vino esiste e li qualche punto si può prendere.
Qui in zona ho parlato con un nuovo piccolo produttore di biologico. Lui aveva Pinot nero impiantato ad alta densità. Adesso pensa di togliere tutto per passare alla pergola o a vitigni resistenti. È stanco di passare il suo tempo a trattare costantemente con rame e zolfo...
Si può fare vino amministrativamente biologico ma come dicevo, non è quello che cerco.
Inoltre suppongo che al momento in cui produci un vino accettabilmente buono, il vero valore aggiunto per te sia nella qualità biologica al 100% e nella metodologia di produzione "fossile".
Esatto. Per me questo è il punto chiave.

Faccio un'altra considerazione sull'uva da tavola. Noto che la sua produzione generalmente è basata su impianti a bassa densità (vedi tendoni). Perché l'uva da tavola si e quella da vino no? :wondering: L'uva da tavola deve essere per forza di ottima qualità altrimenti nessuno la mangia e quindi non si vende, mentre quella da vino tante volte è pessima ma "si sistema tutto" in cantina aggiungendo zucchero e quant'altro... :(( ;)
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Re: Vigneto senza trattamenti

Messaggio da OrtoNaturale » domenica 31 dicembre 2017, 19:15

Interessante notare come il vitigno Asprinio si coltivi senza trattamenti:
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Chiaramente sembra impossibile poter trattare a 20 metri d'altezza :) .
L'Asprinio sarebbe geneticamente uguale al Greco di Tufo, il quale però viene coltivato generalmente con un impianto tradizionale a spalliera e che necessita dei relativi trattamenti.
Di conseguenza se lo stesso vitigno si può coltivare senza trattamenti in un caso e con trattamenti nell'altro, mi viene da pensare che la differenza sia legata all'impianto che rispetta la naturale vocazione della vite come liana.
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